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A Pisa il mondo del farmaco si interroga sul suo domani

22/03/2013 10:31:28
E' un quadriennio di forti cambiamenti quello che da qui al 2016 attende il mondo del farmaco: servizi sanitari in profonda riorganizzazione, nuove specialità ad altissimo costo che costringeranno sempre più spesso i governi a esplorare innovative formule di pagamento all’industria, politiche pubbliche sempre meno disposte a garantire tutto a tutti. Così almeno dicono le previsioni che gli esperti hanno offerto oggi nella prima sessione della tre giorni di dibattiti promossa a Pisa da Asis, l’Associazione studi sull’industria della salute. Dagli interventi una valanga di dati e di stime: il mercato farmaceutico, ha detto per esempio Sergio Liberatore, managing director di Ims Health, non interromperà la sua crescita e nel 2016 arriverà a toccare i 1.200 miliardi di dollari. «Ma a fare da locomotiva saranno i paesi emergenti» ha avvertito «dove si registreranno incrementi a doppia cifra; nei mercati maturi invece la crescita procederà a passo ridotto, in Italia tra lo zero e il 3%». Poi ci sono i cambiamenti in atto nei sistemi sanitari, a causa di una spesa sempre meno sostenibile: «E’ probabile che la copertura pubblica si concentrerà soltanto sulla cronicità» ha detto Renato Ridella, partner di At Kearney «con il delisting in fascia C di un numero sempre più esteso di farmaci e di patologie a basso impatto sociale, come quelle dermatologiche». Si ridurranno i Lea, ma potrebbero anche cambiare le strategie commerciali delle aziende: «Capiterà» ha detto ancora Ridella «che alcuni produttori troveranno più conveniente far uscire in prima battuta il loro farmaco specialistico registrato in fascia C, per lasciare che poi sia l’esperienza derivante dall’impiego e le valutazioni dei medici a premere per il passaggio alla rimborsabilità».
E a proposito di rimborsabilità, i costi crescenti dei nuovi farmaci incentiveranno il ricorso a nuove formule di pagamento da parte dei sistemi sanitari: per esempio il price per patient anziché per pill, ossia farmaci “prezzati” per terapia anziché per confezione; oppure il risk sharing o ancora il payment by result (ti pago in base ai risultati clinici). Stiamo parlando di farmaci di ambito ospedaliero, ma la territorializzazione delle cure avviata dal Ssn significherà sempre più spesso pazienti cronici curati a casa ma con la supervisione dello specialista ospedaliero. Ed è qui che la farmacia del territorio potrà giocare le sue carte: «Questi pazienti andranno seguiti, controllati e monitorati» spiega a Filodiretto Ridella «quindi una farmacia che riuscirà a trasformarsi in un centro integrato di servizi per il governo del farmaco potrà trovare spazi importanti. Ma c’è anche da capire che peso potrà avere la riforma della remunerazione, e soprattutto sarà importante chiedersi che sarà delle farmacie più lontane: i piccoli presidi, paradossalmente, saranno quelli che potranno risultare più utili perché collocati nelle aree meno coperte dalle strutture specialistiche, ma sono anche quelli che faranno più fatica a organizzarsi in nuovi modelli».
Anche l’industria farmaceutica dovrà fare i suoi conti: il settore ha retto finora grazie alle esportazioni, ma ormai neanche quelle bastano più a compensare la contrazione del mercato italiano. «Abbiamo bisogno di un sistema-paese che torni a premiare l’innovazione» ha detto Daniel Lapeyre, vicepresidente di Farmindustria «per esempio, non è più tollerabile dover attendere due anni prima che un farmaco di nuova immissione sia effettivamente disponibile, quando all’estero non ce ne vuole più di uno». Né aiuta l’impoverimento progressivo della spesa farmaceutica: «Gli equivalenti sono una grande opportunità per reperire le risorse con cui sostenere l’innovazione» ha ricordato dal canto suo Enrique Hausermann, presidente di Assogenerici «ma tutto il comparto deve fare squadra perché i risparmi siano reinvestiti nel farmaco, anziché destinati alla copertura di altre voci di spesa».

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