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Dal Regno Unito un esempio di come si valorizza la farmacia

08/01/2013 11:00:48
Sburocratizzazione dell’attività prescrittiva, integrazione multiprofessionale per una migliore presa in carico delle fragilità, sviluppo di nuovi servizi per migliorare l’aderenza alle terapie. Il tutto da realizzare con il forte contributo delle farmacie del territorio, anche attraverso nuovi meccanismi di remunerazione. Arriva dal Regno Unito la ricetta “ideale” per combattere gli sprechi e razionalizzare la spesa farmaceutica pubblica. Ideale perché non prospetta tagli al budget, non impone sacrifici alle farmacie e non mette le mani nelle tasche degli assistiti, come invece si è soliti fare in Italia. A firmarla è la Commissione d’indirizzo per un migliore uso del farmaco: insediata poco più di un anno fa per elaborare un pacchetto di proposte diretto ad assicurare la stabilità del servizio sanitario britannico (che tra il 2014 e il 2015 dovrà risparmiare 20 miliardi di sterline attraverso un consistente recupero di efficienza del sistema), la Commissione ha consegnato la propria relazione nell’ottobre scorso ma i suoi contenuti hanno cominciato a circolare soltanto da qualche settimana.
Come si diceva, nel rapporto la farmacia trova ampia considerazione in quanto risorsa sulla quale fare perno anziché strumento distributivo sul quale risparmiare. Significativo in tal senso il capitolo riguardante le terapie croniche: l’80% di tutte le prescrizioni coperte dal Nhs, ricorda la Commissione, è costituito da ricette ripetute e il farmacista può essere una figura chiave «nell’ottimizzare il consumo dei medicinali, migliorare i risultati di salute e ridurre gli sprechi associati alla ripetizione delle ricette». Di qui il consiglio di incrementare la collaborazione tra farmacie, Pct (Primary care trust, le Asl inglesi) e medici di famiglia, attraverso programmi e protocolli concordati.
Le stesse considerazioni tornano anche nei capitoli relativi a Mur (Medicines use reviews, il monitoraggio sull’uso dei farmaci, un servizio che le farmacie inglesi erogano dietro compenso dal 2005) e pazienti fragili: per la Commissione, in sostanza, andrebbero varati programmi per un monitoraggio specifico sui malati dimessi dall’ospedale e quelli in multiterapia, con complessità o cronicità varie. «Secondo una ricerca» si legge nel rapporto «migliorare l’uso del farmaco in soltanto cinque aree terapeutiche – statine per la prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete di tipo 2, asma e schizofrenia – potrebbe assicurare in un anno risparmi per 500 milioni di sterline».
Ma le differenze di approccio che sulla farmacia e sul suo ruolo nel servizio sanitario tengono lontano Regno Unito e Italia diventano ancora più evidenti in quella parte del rapporto che parla di remunerazione. A giudizio della Commissione, infatti, andrebbero previsti meccanismi che riconoscano al farmacista un compenso anche quando evita la dispensazione di un farmaco perché il paziente non è convinto o perché il meccanismo d’azione potrebbe non essere il più adatto. In alcuni Pct sono già in funzione intese sperimentali di questo tipo ma, per la Commissione, l’esperienza andrebbe approfondita. Ed è una valutazione che stride a confronto con il silenzio che in Italia sembra invece essere calato sulla riforma della remunerazione. (URI-ML)

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