Influenza: Federfarma, mancano 1,25 milioni dosi vaccini. La parola alle Regioni

29/09/2020 09:00:57
"In Italia mancano 1,25 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale". Lo ha ribadito il presidente nazionale di Federfarma Marco Cossolo, sabato a Palermo assieme al segretario nazionale e presidente di Federfarma Palermo, Roberto Tobia, e al presidente di Federfarma Bergamo Gianni Petrosillo. "Tutto il quantitativo prodotto e destinato al mercato italiano è stato assorbito dagli acquisti delle gare regionali - ha spiegato Cossolo -. Le Regioni, infatti, per coprire il più possibile le categorie a rischio, hanno aumentato di oltre il 40%, e in alcuni casi raddoppiato, come in Sicilia, l'acquisto di vaccini: hanno comprato 16,7 milioni di dosi, impegnando l'intera produzione programmata dalle industrie farmaceutiche quest'anno per l'Italia. Mancano le dosi per le categorie attive - ha proseguito Cossolo - cioé quelle che non rientrano nei piani vaccinali, gli under 60 che vorrebbero vaccinarsi come raccomandato da tutti gli scienziati".

Da settimane, ormai, Federfarma denuncia la mancanza di vaccini per la popolazione ‘attiva’ intessendo rapporti con il ministero della Salute che già in un documento dello scorso 12 settembre, inviato alla Conferenza Stato Regioni, sottolineava la necessità di risolvere la problematica e spronava le regioni ad una rimodulazione delle quote. Per risolvere il problema – si legge nel documento – è opportuno redistribuire un certo quantitativo di vaccini monodose, variabile dal 3 al 10%”, che andrebbero quindi a rifornire le farmacie. Va anche considerato che una quota pari all’incirca al 10% delle dosi di vaccino antinfluenzale, ogni anno, viene resa dalle ASL, perché inutilizzata. Di fatto ora l’ultima parola spetta alle Regioni che, seguendo le sollecitazioni ministeriali espresse nel documento, dovrebbero innalzare la quota stabilita nell’ultima seduta fissata all’1,5% delle quote acquisite e ancora molto lontana da quanto necessarie per coprire le esigenze della fascia attiva della popolazione: cioè almeno il 7,5% delle dosi.

Un segnale in questa direzione arriva dall’Emilia Romagna che ha già rimodulato la quota da destinare alle farmacie portandola al 3% delle dosi acquisite per le ASL. La cosa certa è che il picco influenzale rischia di intasare gli ospedali. "L’esigenza è duplice - ha sottolineato Cossolo – evitare la sovrapposizione di sintomi tra Covid e influenza, che renderebbe più difficile effettuare diagnosi corrette e tempestive, e non affollare il Pronto soccorso, in momento di emergenza come questo, come richiesto dall’intero comunità medico-scientifica".

Anche la Fondazione Gimbe ha annunciato che “c'è il rischio concreto, numeri alla mano, che chi non rientra nel target prioritario per la vaccinazione antinfluenzale (anziani e persone con malattie croniche) non riuscirà a trovare il vaccino in farmacia, malgrado la circolare del ministero del 4 giugno lo raccomandi per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni al vaccino, con offerta attiva e gratuita per alcune categorie di popolazione a rischio”.
Rossella Gemma

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