Coronavirus, rischio carenza farmaci in Europa. Farmindustria rassicura

17/02/2020 09:15:29
La chiusura prolungata di aziende in Cina, a due mesi dalla scoperta del coronavirus, metterebbe in serio pericolo la fornitura di materie prime necessarie a produrre farmaci e rischia di provocare una carenza di medicinali in Europa. L'allarme arriva dalla Francia, tramite l'Academie nationale de Pharmacie, che in un comunicato sostiene che "l'epidemia di Covid-19 in Cina potrebbe rappresentare una grave minaccia sulla salute pubblica in Francia e in Europa, dal momento che l'80% dei principi attivi farmaceutici utilizzati nel Vecchio Continente sono prodotti fuori dallo spazio economico europeo, la maggior parte in Asia".

Ma l'Europa non è la sola colpita. Dalle pagine del Financial Times, Kunal Dhamesha, analista farmaceutico di SbiCap Securities, afferma che "tutta l'industria farmaceutica mondiale dipende fortemente dalla Cina" e "il punto cruciale dipenderà da quando riapriranno le aziende". A titolo indicativo, l'India, il più grande esportatore mondiale di medicinali generici, acquista il 70% delle sue materie prime farmaceutiche in Cina.

Dall’Italia, però, Farmindustria rassicura. "Stiamo monitorando da vicino la situazione" relativa alle possibili carenze di farmaci che si potrebbero creare con la 'crisi' cinese legata al coronavirus, "situazione che però è al momento assolutamente sotto controllo - ha assicurato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi - perché le aziende hanno delle scorte importanti e dispongono di continuity plan, piani di emergenza che nel caso di problemi consentono di attivare fornitori di back up".

Sull'emergenza coronavirus, prosegue, "sono più d'accordo con la posizione presa dal ministro Speranza, che con quella di altri Paesi. Una posizione di giusta attenzione, ma di cautela, per un semplice motivo: se cominciamo a creare questi allarmismi, poi le carenze ci saranno davvero, perché le persone faranno accaparramenti inutili di medicinali. Le aziende stanno monitorando la situazione, hanno piani continuità e vie alternative, se dovessero essere necessarie. Certo che se l'epidemia durasse anni il problema si presenterà", perché la Cina è il principale produttore di materie prime per i medicinali, "ma già altri produttori sono allertati per, eventualmente, entrare in gioco", assicura Scaccabarozzi.

Quanto alle aziende associate a Farmindustria con una base in Cina, "alcune in via cautelativa hanno chiuso temporaneamente il loro stabilimento - fa sapere il presidente - in attesa di una scadenza precisa per riaprire, ma non è una situazione generalizzata, bensì scelte singole di alcune imprese".

Infine, l'export: quello italiano "vale ben 32 miliardi di euro l'anno, e non sono preoccupatissimo se la Cina dovesse ridurre le importazioni dall'Italia, perché al momento il valore del nostro export verso quel Paese è di solo un miliardo di euro. Se c'è qualcosa da dire su questa situazione - conclude - è che è l'ennesima dimostrazione di quanto sia importante investire in salute, con impatti da tutti i punti di vista, e di quanto la salute non sia un costo ma un investimento".
Rossella Gemma

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