Epatite C, Li Bassi (Aifa): Tavolo per migliorare accesso farmaci

12/06/2019 09:39:55
Convocato un tavolo per sviluppare progettualità e strategie nazionali con tutti gli stakeholder per un migliore accesso ai farmaci contro l'epatite C. Ad annunciarlo il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Luca Li Bassi, al convegno “L'Europa e l'Italia nell'obiettivo dell'eradicazione dell'infezione da Hcv” promosso dall'Osservatorio Sanità e Salute in collaborazione con Onde (Osservatorio Nazionale peri diritti dei Malati). "L'Italia è sulla buona strada per l'eradicazione della malattia", ha aggiunto Li Bassi.

Oltre 200.000 italiani non sanno di essere affetti da epatite C e il nostro Paese è tra quelli in Europa con il maggior numero di persone esposte al virus. L'Italia ha raggiunto il primo obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) della riduzione al 65% delle morti da epatite C. Durante l'evento, sono stati analizzati i risultati ottenuti nella lotta alle malattie del fegato indotte dal virus C dopo l'introduzione dei farmaci antivirali ad azione diretta.
"Oggi, grazie alla nuova terapia antivirale Ifn-free (Daa) - ha dichiarato Gian Ludovico Rapaccini, direttore U.O. Medicina Interna e Gastroenterologia della Fondazione Policlinico Gemelli e coordinatore scientifico dell'evento - è possibile guarire nel 95% dei casi, ma, purtroppo, la maggior parte dei pazienti affetti da Epatite C non ne è a conoscenza o non si cura sistematicamente. Infatti attualmente sono stati avviati solo 170mila trattamenti antivirali a fronte dei 240mila previsti per il triennio 2017-2019. Bisogna puntare sull'informazione e la prevenzione. I pazienti che non seguono adeguatamente le cure o non sono a conoscenza di essere affetti da Hcv e quindi non sono trattati per tempo rischiano la degenerazione della patologia sino alla cirrosi epatica o al tumore al fegato, due delle principali complicazioni con conseguente aumento dei costi sanitari e sociali per il trattamento della patologia in stato avanzato".
"In un momento in cui stiamo affrontando il tema della terapia antivirale per il virus dell'epatite C e allarghiamo lo spettro di intervento - ha aggiunto Gloria Taliani, professore ordinario di Malattie Infettive alla Sapienza di Roma, in rappresentanza della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) - è importante far emergere le oltre 200mila persone stimate che possono essere anche ignare di essere affetti da tempo da un virus oggi eliminabile nel 95% dei casi attraverso una terapia orale, non tossica, della durata di poche settimane.
A tal proposito, abbiamo pianificato, una campagna d'intesa con il ministero della Salute per sensibilizzare la popolazione attraverso uno spot che verrà trasmesso dalle reti Rai prima della giornata mondiali delle epatiti, il 28 luglio prossimo", ha annunciato.

L'Osservatorio Sanità e Salute ha individuato 4 azioni da mettere in campo con urgenza per provare a invertire il trend. Innanzitutto il proseguimento della sorveglianza dei pazienti che hanno risposto al trattamento antivirale ma con cirrosi, al fine di cogliere in fase del tutto iniziale l'eventuale evoluzione in carcinoma epatocellulare. Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è l'attività di prevenzione attraverso una sorveglianza stretta delle popolazioni a rischio di reinfezione (tossicodipendenti, popolazione carceraria, pazienti coinfetti con Hiv). Molto importanti anche il proseguimento dello screening per la presenza dell'infezione (come di altre patologie) nei soggetti migranti che pervengono nel nostro continente. Infine c'è emersione del 'sommerso': l'identificazione, cioè, dei soggetti portatori, anche inconsapevoli, del virus dell'epatite C al fine di eradicare completamente l'infezione dalle nostre popolazioni.

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