Umbria, Federfarma ascoltata in commissione sulla legge per la cannabis

23/06/2017 00:20:20
Anche se al momento alcune farmacie ospedaliere sembrano registrare carenze di bediol, non è corretto sostenere che in Umbria l’accesso alle terapie a base di cannabis sia più difficile che altrove, come in Toscana. E’ quanto ha detto Maria Marmo, rappresentante di Federfarma regionale, nell’audizione convocata l’altro ieri dalla commissione Attività economiche dell’Assemblea consiliare umbra per fare il punto su prescrizioni e consumi di farmaci oppiodi in regime rimborsato. All’origine i numeri della Relazione sui risultati della legge regionale 7/2014 «per la somministrazione a uso terapeutico dei farmaci cannabinoidi», presentata di recente dalla Giunta: 37, secondo il rapporto, i pazienti umbri curati con cannabis nel 2016, tra i quali 27 per la terapia del dolore, 5 per sindrome spastico-distonica, uno per epilessia e uno per emesi da chemioterapia.

Troppo pochi a giudizio dei radicali, che hanno chiesto un giro di audizioni per raccogliere le valutazioni di operatori e pazienti. Nella seduta di mercoledì, in particolare, oltre alla rappresentante di Federfarma sono stati ascoltati Sonia Fatigoni, dirigente della struttura complessa di oncologia dell'ospedale di Terni, Rita Commissari, dirigente struttura complessa anestesia e rianimazione dell'ospedale di Terni, Stefano Strappaghetti, dirigente medico della medicina del dolore dell'ospedale di Perugia, e Mariangela Rossi, del Servizio assistenza farmaceutica della Regione Umbria e i due esponenti del Partito radicale, Andrea Maori e Michele Guaitini. Unanime il parere di medici e farmacisti: la cannabis viene prescritta dai curanti soltanto sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e come ultima opzione, quando gli altri farmaci si dimostrano inefficaci. E non è corretto giudicare deludenti i numeri della Relazione, perché contano soltanto i pazienti trattati in regime rimborsato e non quelli che invece accedono alle cure privatamente, che invece altre Regioni contabilizzano.

«Non c’è dubbio che occorrerebbero campagne di informazione e corsi di aggiornamento nei confronti dei medici» aggiunge Maria Marmo a Filodiretto «perché a volte mostrano una certa ritrosia a prescrivere prodotti a base di cannabis, ma in Umbria le terapie oppiacee sono accessibili quanto altrove. E tutte le farmacie sono attrezzate per allestire preparazioni a base di cannabis, oppure sanno a quali esercizi vicini indirizzare l’assistito che ne avesse bisogno. Stesso discorso per le farmacie ospedaliere, che quando lamentano carenze inviano i pazienti ai farmacisti del territorio». Complessivamente, nel 2016 la spesa sostenuta dal Servizio sanitario regionale per questi farmaci ha superato i 15mila euro. (AS)

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