Simg: per curare le cronicità serve un’assistenza territoriale riorganizzata

28/11/2015 07:23:18
Il futuro del Ssn passa da una nuova organizzazione delle Cure primarie, basata su «unità complesse con competenze avanzate» nelle quali il medico di mg non lavora più da solo come un tempo, ma è inserito in team professionali che erogano un’ampia gamma di prestazioni di alto livello. Prestazioni destinate al trattamento delle malattie acute e delle cronicità, anche attraverso il monitoraggio delle condizioni cliniche e l’assistenza intensiva a domicilio. E’ la “vision” della medicina di famiglia secondo la Simg (Società italiana di medicina generale), impegnata da giovedì a Firenze nel suo 32° Congresso nazionale: in sette anni – ha ricordato il presidente della società scientifica, Claudio Crivelli – il numero delle visite effettuate dai medici di famiglia è aumentato del 22%, circa 3,5 milioni di accessi; in altri termini cresce costantemente il carico di lavoro dei curanti, diminuiscono invece le risorse del Ssn a causa dei tagli progressivi alla spesa.

Di qui la necessità di riorganizzare le Cure primarie in unità complesse: «All’ospedale» ha detto ancora Cricelli «dovranno essere lasciate soltanto le cure di alta intensità, quelle di media e bassa intensità rimarranno in carico all’assistenza territoriale ». Il modello servirà soprattutto ad assistere i cronici: nell’ultimo ventennio gli italiani affetti da almeno una malattia cronica sono passati dal 35,1 al 37,9%, quelli affetti da almeno due patologie è cresciuta dal 17,7 al 20%. I “multicronici” saranno quasi 13 milioni nel 2024 e oltre 14 milioni nel 2034, pari rispettivamente al 20,2% e 22,6% della popolazione. Le unità complesse, ha concluso Cricelli, «saranno una cerniera evoluta con la medicina specialistica, come già accade in altri Paesi europei. Solo così potremo far fronte alla crescita delle patologie croniche». (AS)

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