Ricerca clinica a rischio, Racagni (Sif): “Necessario valorizzare quella traslazionale”

08/11/2019 09:20:31
Il numero delle sperimentazioni cliniche indipendenti in Italia è diminuito del 50%, negli ultimi 8 anni, e si rischia anche una forte riduzione dei finanziamenti alla ricerca clinica. Un quadro allarmante per un settore che rappresenta un asset strategico per il nostro Paese e ha un valore scientifico, sociale, etico ed economico per i cittadini, per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e per l’intero Sistema. Una panoramica sul potenziale e sui benefici che la ricerca clinica garantisce al Sistema Salute e un’analisi sulla svolta negativa che potrebbe derivare dal riassetto della normativa in materia di sperimentazione è stata riportata nel Libro Bianco  “Il valore della ricerca clinica indipendente in Italia” realizzato dalla Fondazione FADOI (Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti) e dalla Fondazione Roche, in collaborazione con SDA Bocconi, presentato a Roma presso il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico. Il Libro Bianco ricorda l’esiguità dei finanziamenti pubblici che l’Italia destina alla ricerca in generale, pari a circa 1,35% del Pil contro una media UE del 2,07%.

Oggi la ricerca di base si sviluppa a un ritmo superiore rispetto a quello della ricerca clinica. Cercare di fornire risposte ai quesiti irrisolti nella clinica si è dimostrato essere molto più produttivo nel rendere attuale l’innovazione. Questo processo consente di ottimizzare l’utilizzo di innovazione scientifica e tecnologica per affrontare reali bisogni clinici. “Ma per fare ricerca clinica realmente innovativa è necessario valorizzare la ricerca traslazionale”, afferma a Federfarma Channel Giorgio Racagni, presidente eletto della Società Italiana di Farmacologia. “La ricerca traslazionale è fondamentale – continua -  perché a cavallo tra la quella di base e quella clinica. Quindi, per avere una ricerca clinica innovativa, bisogna partire da una ricerca di base innovativa. Il farmacologo, in tutta questa filiera dello sviluppo di un farmaco, ha un ruolo fondamentale: nell’ideazione e individuazione di nuovi meccanismi importanti per lo sviluppo di nuovi farmaci e di biomarcatori per test diagnostici e per la ricerca clinica. Sono dell’idea che la ricerca clinica deve essere collaborativa tra ricerca profit e no profit”. Racagni parla, poi, di un progetto, che si vorrebbe portare a livello politico, riguardo “al ruolo del farmacologo clinico, medico e non medico, nel Ssn. Se si vuole fare una ricerca o delle terapie innovative – conclude - bisogna partire anche da meccanismi farmacologici innovativi”.

Dai dati elaborati dal Cergas-SDA Bocconi, emerge che nel 2016 i finanziamenti per la ricerca clinica sono ammontanti a oltre 788 milioni di euro, di cui il 7,5% erogato dallo Stato, l’89% dalle aziende private e il resto da fondi UE e dai cittadini tramite il 5 per mille. Nel 2017, sul totale di circa 753 milioni, la quota a carico dello Stato (attraverso AIFA e Ministero della Salute) è scesa all’1%, mentre il contributo delle aziende è salito al 95,86%. In media negli ultimi cinque anni (2014-2018) le imprese hanno finanziato il 92% della ricerca clinica mentre il contributo pubblico è stato del 4%. Eppure, il settore della ricerca medica contribuisce in modo significativo all’economia del Paese, con posti di lavoro qualificati, alto livello di conoscenza, miglior benessere della popolazione.

Nel Libro Bianco centrale è il tema del conflitto d’interesse si legge, infatti che “la pretesa di totale assenza di qualsiasi conflitto di interessi è non solo pressoché irrealizzabile, ma anche potenzialmente dannosa. Essa comporterebbe, tra l’altro, un isolamento rispetto alle reti di contatti che costituiscono una risorsa essenziale per la qualità della ricerca”.  Per gestire i conflitti di interessi, conclude il Libro Bianco, è necessaria la massima trasparenza, favorita magari da registri online pubblici: “È auspicabile quindi che l’applicazione del D.Lgs n. 52/2019 in tema di conflitti di interessi sia fatta in un’ottica non restrittiva, tenendo conto degli interessi comuni e in modo da non limitare la ricerca clinica in Italia, sia indipendente che sponsorizzata”.

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